Keet: un Semplice Strumento di Privacy (da affiancare ad altri)


Oggi volevo prenderla veramente alla lontana, parlando di questa specifica applicazione che ho istallato e sto usando con estrema soddisfazione. Si chiama Keet, ed è in sostanza una chat privata (superficialmente paragonabile a Whatsapp, Telegram, o meglio Signal, viste le caratteristiche che la rendono interessante), che permette di godere di un livello di privacy di gran lunga superiore a quello solitamente concesso dal dilagante mainstream.

L'app mi piace particolarmente in quanto viene raccomandata da Paolo Ardoino, il genio informatico 100% italiano dietro a Tether (l'azienda emittente della nota stablecoin globale USDT).

Personalmente credo che scegliere un'app del genere per le proprie comunicazioni interpersonali vada nella direzione di una piena riappropriazione dello strumento, chiamiamolo, infotelematico, non già come piazza caotica dove tutto si stempera nella ricerca di diffusione e scalabilità, ma come grimaldello intelligente per unire persone reali in un mondo altrettanto reale.

Keet funziona infatti esattamente come un wallet crittografico, di quelli per gestire Bitcoin e altre criptovalute (come sapete sono esperto in materia). Non serve dare generalità, numeri di telefono e altri dati a vario titolo legati alla propria anagrafica: una sequenza di 24 parole identifica univocamente il proprio account, che viene diffuso ad amici o terzi attraverso nickname o QR-code.

A proposito, il mio lo vedete qui di seguito...

Se volete farvi una chiacchierata, scaricatevi l'app e inquadrate qui sopra, o cercate banalmente il mio nome applephil75 nella stessa.

Perché questo mio interesse?

Gli ingredienti li avrete ormai capiti: Bitcoin, privacy, Web federato, AT Proto, crittografia... Mi piace l'idea di una tecnologia che sia a favore dell'individuo nel suo mondo, e non, come oggi spesso accade, foriera di un mondo artificiale in grado di diventare terribilmente fastidioso tramite l'effetto network. Non mi stupisce minimamente, quindi, che siano proprio le grandi menti appassionate di finanza decentralizzata a proporre e promuovere queste tecnologie di positiva emancipazione dal caos della centralizzazione e nelle Big Tech. Ho scelto per esempio Vivaldi Browser proprio per questo.

Nello specifico, ci vedo un nesso. Magari non un perfetto allineamento (Vivaldi, per esempio, tende ad essere avverso alle crypto), ma di certo una continuità. Ciascuno di noi vive ormai indissolubilmente legato a una rosa di software imprescindibili: browser desktop, browser mobile, chat, messenger, posta elettronica, applicativi per riunioni da remoto, etc... Immaginare un novero che per me sia anche sinonimo di stile alternativo, avverso alle grandi lobby della rivendita dati personali e incline a elaborare una barriera difensiva efficace e nel contempo elegante, che vi devo dire, mi piace, e anche molto.

Mi piace soprattutto pensare che questa logica dell'autocustodia, concretamente rappresentata dalla necessità di tutelare le nostre 12 o 24 parole dell'onnipresente seed phrase, stia diventando una prassi diffusa, ovvero un marchio di fabbrica della nuova sensibilità di chi se la sente di essere responsabile per sé stesso.

Che dire: usatela, e facciamoci quattro chiacchiere realmente private.


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