Per un Web Non Virale

La rete non è un soggetto, ma uno strumento. Un manifesto per tornare ai vecchi schemi: autori e connessioni...


Voglio andare dritto al punto. Oggi il Web non è altro che un vespaio di commenti, opinioni, manipolazioni, sfruttamenti a scopo di clickbait e affini reazioni passive a contenuti eterodiretti. Possiamo chiamarli come vogliamo: meme, tendenze, hype, hashtag del momento. La sostanza resta una: la rete diventa una coltre inutile e autoreferenziale a cose dette da altri.

Tutto qui? No, decisamente no, perché la sostanza di quello che voglio dire è ancora più acre e precisa:

Commentare contenuti dettati automaticamente da algoritmi esterni non è solo la via migliore per allontanarsi dall'originaria e autentica funzione del Web, ma è soprattutto il perfetto esercizio per abituarci a parlare di cose che non ci riguardano, che non possiamo cambiare e che alla fine della giostra fungono da agganci mentali per farci sprecare tempo a credere di contare qualcosa.

Trump è un pazzo? Certo. Ci posso fare qualcosa? No. La politica fa schifo? Eccome. Posso farci qualcosa? Se escludiamo le urne (peraltro, neppure con tutta questa sicurezza) direi proprio di no, specialmente se consideriamo le lotte a somma zero alle quali possiamo assistere in una rete dove una maggioranza di leoncini da tastiera sfidano ogni giorno il parere autorevole di scienziati e professori certificati. Idem dicasi per almeno il 99% dei contenuti che giornalmente solleticano i nostri commenti come quei prompt nei corsi Domestika, rivolti a presunti autori che in fin dei conti non hanno alcun talento da valorizzare, e un emerito cazzo da dire.

La dicotomia è palese...

Web del passato
Web del presente
Autori ed esperti
Commentatori generici
Specializzazione
Despecializzazione
Contenuti derivanti da esperienza diretta
Contenuti derivanti dal sentito dire
Decentralizzazione e autogestione
Mainstream e Big Tech
Orientamento alla condivisione
Orientamento alla generazione di traffico

Il risultato di questa stratificazione ormai decennale del "Web passivo" credo sia sotto gli occhi di tutti, incastonata nelle balle che giornalmente raccattano creduloni di ogni ordine e grado: Guadagna mille euro al minuto col mio corso... Scrivi dieci romanzi di successo con l'intelligenza artificiale e diventa il nuovo Stephen King... Elimina le rughe in cinque minuti con questi esercizi facciali che da millenni si tramandano le donne coreane...

Sempre per essere spicciolo e concreto, serve un manifesto per il nuovo Web, che induca a eseguire un'inversione radicale. Un manifesto che a mio avviso dovrebbe anche toccare argomenti collaterali, come privacy, decentralizzazione ed emancipazione dal mainstream.

Ebbene, questo manifesto l'ho scritto. L'ho scritto per me, e lo giro direttamente ai miei lettori...

Manifesto No Hype

  1. Spegni qualsiasi tipo di device che veicola informazione (televisione in primis, ma anche media online che mimano la medesima funzione). L'informazione non serve a nulla. La sola informazione di cui hai bisogno è quella che passa attraverso una ricerca mirata (vedi più avanti).
  2. Se utilizzi dei social mainstream per lavoro (parliamo di big tech come Facebook, Instagram, TikTok, Twitter/X e simili), ovviamente continua a utilizzarli, ma elimina qualsiasi loro uso privato. Se non li usi per lavoro, cancella direttamente ogni account.
  3. Abolisci totalmente qualsiasi prassi di scrolling che possa permanere anche dopo aver implementato il punto due. I contenuti che scorrono in modo casuale davanti ai tuoi occhi catatonici hanno un effetto devastante sulla tua capacità di creare e innovare in modo creativo.
  4. Coltiva relazioni reali, one to one. Riferisci la rosa di applicazioni che usi nei tuoi smartphone e personal computer solo a queste relazioni.
  5. Convergi a strumenti di comunicazione interpersonale impostati sulla privacy, come Proton Mail (o affini) e Keet.
  6. Se usi il Web a livello non lavorativo, fallo col solo intento di parlare a te stesso, senza alcun obiettivo legato al convincimento di terzi. Rifuggi dal concetto di pubblico, e non fare nulla per incentivare il novero dei tuoi follower. Se qualcuno vuole seguirti, lo faccia pure. Buon per lui.
  7. Se noti che l'algoritmo sovrano (ebbene sì, c'è sempre, anche nei servizi più lontani dal mainstream) ti propone contenuti che non ti piacciono e non ti somigliano, blocca immediatamente i relativi account, e provvedi a "educare" l'algoritmo stesso facendogli presente che ne vorresti vedere di meno.
  8. Evita tutto ciò che nel Web risponde alla voce news del momento. Ovvero, fai in modo che la sola modalità di interazione col Web faccia riferimento o a tue velleità puramente personali e autoriali, oppure a ricerche mirate, eseguite sia coi classici motori che coi nuovi strumenti dell'intelligenza artificiale. Evita quindi qualsiasi widget generalizzato che possa costringere il tuo sguardo, magari in occasione dell'apertura di un browser, a posarsi su cose che non ti interessano e non hai scelto tu. Piuttosto, seleziona testate per te interessanti e seguile attraverso dei feed RSS.
  9. Torna a leggere libri rigorosamente cartacei. In generale, coltiva il più possibile attività creative che vengano svolte in modalità manuale e analogica. Come dice giustamente Austin Kleon, l'elaboratore elettronico è un ottimo strumento di editing e condivisione, ma non è il massimo in materia di creazione ex novo (non per niente lui utilizza due scrivanie distinte, una con e una senza PC).
  10. Ricordati che il Web è e sarà sempre una rappresentazione incompleta di te stesso, quindi tanto vale usarla bene per gli scopi che può avere, senza estremismi.